Sin tetas no hay paradiso

di Nicoletta Damiano 

  Raccoglie 7 milioni di telespettatori la telenovela che ha fatto rizzare i capelli al mondo. La fiction tratta dal bestseller dello scrittore Gustavo Bolivar "Sin tetas no hay paradiso" che tradotto significa che se non hai un seno procace non puoi andare in "paradiso"….ma quale?...E' la storia di Catalina, una quattordicenne che come molte sue coetanee, vuole realizzare a tutti i costi un sogno, non ci sono sofferenze abbastanza grandi pur di arrivare alla meta, di riuscire ad avere almeno tre taglie in più nel reggiseno.
 

 

Info 0541.678554

 QUESTI NOSTRI…"FANTASMI”
Virtuali, remoti, sociali - Edizioni Damiano di Nicoletta Damiano Ci credete ai fantasmi?......In questa raccolta della scrittrice milanese ne potete trovare di ogni tipo e per ogni gusto. Fantasmi dell'entroterra romagnolo: ricco di storia e di castelli, ognuno con la sua "presenza"....ma i fantasmi non sono solo di tipo storico o legati a leggende popolari, infatti, Nicoletta Damiano, ne ha trovati alcuni, che vivono perennemente con noi...
 

 
 

 

 
 

 

 
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  

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 Mi giro un film L'innovativo inserto di Vignettopoli a cura delle nostre Life Coach Edizioni Damiano  

                                         
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 
     

di Nicoletta Damiano
   

Colazione da Tiffany
   

 
       ASCOLTA  

Moon River wider than a mile,
I'm crossing you in style someday.
Oh, dream maker, you heart breaker,
wherever you're going I'm going your way.

Two drifters off to see the world,
there's such a lot of world to see.
We're after the same rainbows end,
and waiting round the bend,
my huckleberry friend, Moon River, and me.

Per addentrarci in un piccolo gioiello cinematografico, leggero al punto giusto, confezionato per sognare, con una sua morale - che non guasta mai- , come non ricordare prima del titolo, la bella musica che l'ha incorniciato ed apre la "sequenza" per eccellenza, di Colazione da Tiffany? Moon River, Oscar alla canzone di Henry Mancini che accarezza elegantemente Fifth Avenue a New York, dove le vetrine lussureggianti del gioielliere, illuminano con il silenzioso sguardo della cinepresa, di prima mattina, la quinta strada?
Lo stravagante modo di porsi verso il simbolo opulento di una ricchezza inavvicinabile, ma sognata dalla giovane Holly, che non perde occasione, di passare, ad ore improbabili , davanti alle vetrine pi famose del mondo, al solo scopo di fare la classica "vasca" rigenerante di se stessa, un'immersione nel sogno. La ricordate? Occhialoni scuri, fasciata da un lussuoso abito nero di Givengy, completato da un collier eccessivo e un diadema tra i capelli raccolti, che elegantemente scende da un taxi giallo con croissant e caffè.
Una scena paradosso, dove lo scimmiottare la ricchezza da parte di una provinciale nella "grande mela!" vestita della bugia di sentirsi parte integrante di un mondo che non le appartiene. Ma, stranamente, e per il fatto di dispensare la magia del sentimento, mai nessuno si è soffermato veramente sul personaggio, e quale ruolo rivestisse nel film… Holly in definitiva è una squillo di lusso, ma la sua immagine assorbita, grazie all'originalità del personaggio, non porta chi guarda il film a rendersene ben conto… diciamo, solo di sfuggita. Lo scopo di questa vita intrapresa con sana follia, assurda convinzione, non è che lo stratagemma di Holly per riuscire a realizzare il suo progetto di vita: trovare qualcuno che pensi a lei, la protegga, e che la ricopra di agi. E chi poteva incontrare questa dolcissima "matta" di professione "squillo"? Uno scrittore in piena crisi, l'affascinante Paul Varjak (George Peppard) che si fa mantenere da una donna sposata, ricca e che offre all'uomo quegli agi che per mancanza di autostima, non riesce a procurarsi da solo. All'apparenza la donna sposata è presentata come la sua arredatrice ad Holly, ma la realtà è un'altra: è pagato dalla donna per le sue prestazioni sessuali. Paul è uno scrittore in letargo, che non sa uscire da questa fase di "torpore" e se la racconta come Holly. Lui è uno gigolò ed Holly una squillo a 50 dollari a prestazione. Leggendo qua e là, riflessioni e recensioni su questo film, mi sono accorta che seppur non sia particolarmente amato dal pubblico maschile, il film è adorato da quello femminile e considerato un'icona del romanticismo. Audrey Hepburn, grazie alla sua interpretazione, vera, fresca e spontanea, diventò lei stessa, icona simbolo di una femminilità sofisticata che ben si sposava con la città che ospitava Holly. Il suo procedere sognante, quasi naif, un po' folle e fuori dalle righe, incantò il pubblico di tutto il mondo. Moon River, entra, seppur con leggerezza, nel "problema "identità" e proprio per questo suo modo di far scorrere la storia, riesce a comunicare qualcosa di profondo che agita le vite di due sognatori, Holly e Paul che se la raccontano per riuscire a star bene in una quotidianità che invece mostra spietatamente le pieghe del malessere di entrambi.

   

I due personaggi del film, sono "immagine riflessa", l'uno dell'altra, e si riconoscono, proprio per lo specchiarsi, ognuno nella vita dell'altro. E' questo il film. Molto simili, praticamente uguali per conduzione di vita e desideri, eppure Paul, conoscendo sempre di più Holly, inizialmente rimane sconcertato dalla dicotomia espressa caratterialmente dalla donna particolarmente abile nel nascondere la vera se stessa: è incuriosito, curiosità che lo porterà a studiarla, e ad innamorarsene, cominciando ad assecondarne i divertimenti sofisticati, condividendo le sue frequentazioni assurde. La storia si dispiega elegantemente nei due universi paralleli, dove ognuno di loro, prende a prestito la fantasia per confezionare una realtà di comodo che però ha forgiato molto della loro realtà. Le personalità di Paul e Holly inevitabilmente si scontrano: lui farà saltare tutte le sue convinzioni e sogni, gli toglierà un rifugio nel quale si nasconde per fuggire dai suoi fantasmi. Lei, lo renderà meno cinico, e Paul, ricomincerà a scrivere, ispirandosi a Holly. Una bella storia d'amore ispirata dal romanzo di un grande autore del genere, Truman Capote. Il grande fascino e spontaneità di Audrey Hepburn, ha fatto la differenza, nonostante fosse stata considerata dallo stesso Truman Capot, la seconda scelta. Lo scrittore aveva pensato a Marilyn Monroe per la parte di Holly. Ma non credo che Tiffany e Givengy avrebbero avuto i ritorni che la Hepburn garantì con la sua classe ed eleganza. Marilyn mostrava un sex appeal prorompente, se avessero dato a lei la parte, molto probabilmente, il successo si sarebbe confuso tra i tanti dell'attrice, che avendo oltre ad una vena drammatica, non mancava di rivestire anche ruoli brillanti. Il film avrebbe perso "qualcosa".Tutto è stato incastrato al posto giusto, un puzzle perfetto: attori regista sceneggiatura e musiche. La storia per quanto possa essere datata, viene riattualizzata, ogni volta che se ne prende visione, e mostra aderenza con la nostra contemporaneità, dove l'identità continuamente bersagliata dagli status symbol che compromettono non poco la credibilità verso noi stessi e nel sociale, ed ha fissato oggi radici ben più profonde essendo l'indicatore di un possesso o comportamenti che permette di segnalare una posizione privilegiata agli occhi del mondo, a differenziarci. A non essere trasparenti? Ma può bastare un cartier, una borsa di Gucci, a chiarici chi siamo? In Colazione da Tiffany, il palcoscenico della vita sul quale si muovono
Paul e Holly, illudendosi di esserne i protagonisti solo per il fatto di vivere circondati da lusso, o da gente che mostra ricchezza vicino a loro, è la chiara metafora di una società che si è impoverita di troppi punti di riferimento importanti e naviga senza una specifica meta, tranne l'ottenimento di qualcosa che mostrerà che no siamo trasparenti. Moon River traccia un percorso significativo nella storia del cinema, ed ancora oggi, secondo recenti statistiche, è il titolo tra i più noleggiati in DVD, questo la dice lunga sui veri bisogni delle persone che confondono troppo spesso il piacere con la leggerezza del loro vivere. Blake Edwards ha saputo regalare con lungimiranza una bella commedia che gli ha valso ben 2 premi Oscar, ed una lunga lista di nominations. Henry Mancini con la colonna sonora, riuscì ad immortalare questo campione di incassi di allora e fissarlo nella memoria dello spettatore di oggi, con gli stessi risultati in money. Chiediamoci il perché?

Nicoletta Damiano

 

 

 

 

 
           
   
 

 

Titolo originale: Breakfast at Tiffany's
Regia: Blake Edwards - attori: Audrey Hepburn, George Peppard
Anno: 1961 nazione: Stati Uniti d'America -Produzione: Paramount
Durata: 115' -Sceneggiatura George Axelrod da un romanzo di Truman Capote.

   
     
             
     
 

 
   
     
             
 

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