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Ambientato nel quartiere multietnico
di Londra, King's cross Road nella vicenda narrata dall'occhio
attento di Minghella, è lo scenario in cui si stagliano
le difficoltà di una coppia in crisi e la ribellione di
un adolescente slavo. Due storie apparentemente diverse, ma che
s'intrecciano lungo la strada della cinepresa. Will è
un architetto stimato e gestisce uno studio di progettazione
con il socio e amico Sandy, la sua vita è scossa da due
particolari fatti: una serie di furti perpetuati da un gruppo
di adolescenti slavi nello studio di King's cross, e l'atteggiamento
emotivamente congelato di Liv la sua compagna. Da una parte,
Will si interroga sul motivo di questi furti, e comincia una
serie di indagini personali per individuare il colpevole; dall'altra
Liv, manifesta delle serie difficoltà di comunicazione
emozionale con il partner poiché totalmente assorbita
dai problemi di Bea, la figlia avuta con un precedente fidanzato
e sofferente di autismo. Questo film tratta il tema del tradimento
a partire da un'ottica prevalentemente maschile, in cui la donna
fa da appendice, è l'oggetto libidico dei bisogni frustrati
del protagonista e il mezzo per gratificare il desiderio di paternità.
Il ruolo femminile è scarno, povero di consistenza e sofferente.
Liv è imprigionata fra le mura della malattia di Bea,
gli insuccessi terapeutici l'hanno portata a relazionarsi con
la figlia e con Will, utilizzando la disperazione e la depressione.
Esattamente come la figlia, ha chiuso se stessa in un bozzolo
iperprotettivo e tagliente come vetro per chiunque provi ad avvicinarsi.
Questa situazione ferisce anche Will, il quale si sente escluso
dalla relazione madre-figlia, desidera varcare il "bozzolo"
ma Liv ha diretto tutta l'energia psichica su Bea e non riesce
a farlo sentire il padre che vorrebbe essere. Contemporaneamente,
Will in preda al caos emotivo, rintraccia con l'aiuto di una
squillo, l'indirizzo di casa di uno dei ladri: Miro, un adolescente
slavo che divide un modesto appartamento con la madre che si
arrangia con lavori di sartoria. Will senza dire niente ad Amira
(la madre del ragazzo), le porta un vestito da ritoccare e osservando
la semplice abitazione cerca di capire la personalità
del ladruncolo, forse è dispiaciuto per il fatto che sia
giovane, forse vorrebbe aiutare quella famiglia che porta ancora
i segni della guerra e della miseria, sta di fatto che l'architetto
quarantenne oltrepassa il limite e instaura con lei una relazione
amorosa. Anche Amira però è ritratta come un oggetto
calpestato dai bisogni di Will, egli vuole un posto dove stare,
un abbraccio dove ripararsi e lo sta cercando con la stessa disperazione
in cui giace il mutismo della figlia della sua compagna. |
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Si intuisce chiaramente già
dalle prime battute che, fra Will e Amira non è amore
e non lo sarà mai. Entrambi pretendono una gratificazione.
Amira si aggrappa a Will per dimenticare gli orrori della guerra
e dare una figura paterna al figlio, ma poi non appena scopre
ciò che Miro ha fatto (rubare i computer nello studio
di Will), inganna Will con delle foto scabrose per ricattarlo.
Amira è un personaggio femminile debole, vittima e carnefice
al tempo stesso,in realtà non riesce ad essere pienamente
ne l'uno ne l'altro. Una madre incapace di acquietare la ribellione
adolescenziale del figlio, ed emotivamente instabile come Liv.
Will proietta il suo desiderio di paternità nella storia
di Miro, desidera così tanto un figlio da Liv che non
si rende conto di andarlo a cercare nel posto sbagliato. Nel
finale del film, Will torna sui suoi passi, recupera l'amore
di Liv e la coppia rinasce in un nuovo legame familiare più
solido e stabile.
La visione di questo film è indicata per tutte quelle
coppie che hanno perso il proprio "baricentro emotivo"
e non sanno come ripristinarlo. La soluzione di Will, il tradimento
non è delle migliori ma nella vicenda riesce a dare uno
scossone all'apatia di Liv, la quale si rende conto di non aver
favorito nel partner la formazione di uno spazio di condivisione
con la figlia. La vicenda di Minghella come già ribadito,
mette l'accento su alcune aree di "bisogni " della
coppia: 1) il desiderio di essere padre quando si presenta è
devastante e non lascia spazio ad altro; 2) la difficoltà
della donna di recuperare il ruolo femminile e di accogliere
le richieste del partner; 3) l'accresciuta apertura dell'energia
maschile verso la paternità; 4) il bisogno dell'uomo di
essere accettato in entrambi i ruoli di padre e di compagno;
"Complicità e sospetti" solleva alcune domande
film-terapeutiche che lo spettatore dovrebbe porsi:
a) Il mio partner è felice?
b) I miei desideri coincidono con il bisogno della coppia?
c) Ciò che voglio è un'utopia o si può realizzare
in modo pratico con il/la partner?
d) Faccio sogni ricorrenti in cui cado o mi trovo senza vie di
uscita?
e) Cosa comporterà il fatto di diventare padre?
Dr.ssa Nerina
E. Zarabara
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