Sin tetas no hay paradiso

di Nicoletta Damiano 

  Raccoglie 7 milioni di telespettatori la telenovela che ha fatto rizzare i capelli al mondo. La fiction tratta dal bestseller dello scrittore Gustavo Bolivar "Sin tetas no hay paradiso" che tradotto significa che se non hai un seno procace non puoi andare in "paradiso"….ma quale?...E' la storia di Catalina, una quattordicenne che come molte sue coetanee, vuole realizzare a tutti i costi un sogno, non ci sono sofferenze abbastanza grandi pur di arrivare alla meta, di riuscire ad avere almeno tre taglie in più nel reggiseno.
 

 

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 QUESTI NOSTRI…"FANTASMI”
Virtuali, remoti, sociali - Edizioni Damiano di Nicoletta Damiano Ci credete ai fantasmi?......In questa raccolta della scrittrice milanese ne potete trovare di ogni tipo e per ogni gusto. Fantasmi dell'entroterra romagnolo: ricco di storia e di castelli, ognuno con la sua "presenza"....ma i fantasmi non sono solo di tipo storico o legati a leggende popolari, infatti, Nicoletta Damiano, ne ha trovati alcuni, che vivono perennemente con noi...
 

 
 

 

 
 

 

 
 

 

 

 

 

  

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 Mi giro un film L'innovativo inserto di Vignettopoli a cura delle nostre Life Coach Edizioni Damiano  

                                         
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

     

di Silvia Vimercate

Cannes: Gomorra un successo troppo annunciato!
   

 
       "Vale di più una foto di una star agghinadata sull Montée de Marches e pubblicata in tutto il mondo del clamore suscitato da una sfilata"
Cannes. Da poche ore è calato il sipario sulla 61° edizione del Festival internazionale del film di Cannes, durata dal 14 al 25 maggio 2008. Come sempre, un'iniziativa di grande prestigio, che oramai da trent'anni, si svolge puntualmente, ogni mese di maggio, nella fastosa ed elegante cittadina del sud della Francia, che per undici giorni si trasforma nel crocevia di innumerevoli star più o meno famose e nominate, che fanno bella mostra sulla caratteristica "passerella scarlatta", vero simulacro della manifestazione. Il red carpet, che appare come una lunghissima camminata fino al Palazzo del cinema, in realtà è molto corto, ma, frutto dell'instancabile e meticoloso lavoro di intere settimane. Squadre di instancabili operai, pongono l'anonima firma su quello che è il vero elemento caratteristico del festival di Cannes: la passerella, con il tappeto rosso, per cui artisti da tutto il mondo fanno a spallate per aggiudicarsela. La città di Cannes, "fronte sul Mediterraneo" come la chiamava Jean Cocteau in questi pochi giorni, ospita oltre 4000 giornalisti e quasi 1600 "media- companies" e il suo festival è uno dei più seguiti al mondo insieme alla Notte degli Oscar e al festival di Venezia. Ma perché Cannes suscita sempre così tanto interesse? Il Festival di Cannes attira frotte di vip da ogni parte del mondo, perché assicura, da che esiste, un'incredibile affluenza di media da tutte le parti del globo, aggiungendo notorietà a notorietà, vanità a vanità. In questi pochi giorni abiti, gioielli, attrici, attori hanno il loro vero "momento di gloria". Su quella passerella, lunga o corta che sia, diventano "protagonisti" della nostra quotidianità. Rappresentanti di una vita "diversa ", così lontana dalla normalità, così invidiabile da trasformare il festival del cinema in festival della vanità.
La passerella rossa è una tentazione troppo forte per farsela sfuggire: attori che arrivano da tutto il mondo più belli che mai. E dove, se non a Cannes possono sfoggiare le loro mogli - magari con pancione in vista - o i loro fisici torniti e scultorei? Attrici, più o meno affascinanti e più o meno belle, su quella passerella diventano Bellissime. Fasciate in abiti irraggiungibili. Adornate con gioielli da favola. Truccate nel minimo dettaglio, tanto da sembrare "dee". Nulla a Cannes è lasciato al caso, dall'organizzazione della passerella, al trucco, alle luci. Tutto è calcolato nel minimo dettaglio, nessuno può permettersi errori. Qualsiasi gaffes sarebbe globale. Cannes diventa per per 11 giorni la concretizzazione della tanto ambita e discussa "globalizzazione". Cannes è il festival del lusso sfrenato, della bellezza ostentata, che ogni donna vorrebbe possedere: denti bianchissimi illuminano i sorrisi soddisfatti delle "Signore del cinema" che nemmeno tentato di celare la loro vanità per essere immortalate sulla Montée de Marche. Infatti, cari lettori, se ci riflettiamo al Festival di Venezia vediamo approdare i vip in laguna sulle caratteristiche gondole, un po' impacciati e troppo impegnati a prestare attenzione a non fare un bagno fuori programma. Durante la notte degli Oscar, l'attenzione del mondo è rivolta alla tanto ambita statuetta e non a chi la porta tra le mani. A Cannes invece, il cinema, in alcuni momenti passa in secondo ordine lasciando spazio al gossip, alla moda, al fashion, al lusso. Pochi sanno che molti produttori scelgono questa occasione per lanciare le loro ultime realizzazioni e per vendere i diritti ai vari distributori che arrivano da tutto il mondo. Siamo tutti troppo impegnati a vedere l'operato degli stilisti e dei designers di gioielli. Quest'anno uno degli sponsor più importanti dell'avvenimento cinematografico francese è stato Chopard: marchio storico di alta gioielleria permessa a pochi eletti. Fino a undici anni fa Chopard prenotava solo 5 camere, oggi ne ha prenotate 800 (!): ovviamente, presso il famoso Hotel Martinez, nella cui hall cinema e moda raggiungono il perfetto connubio.
Anche quest'anno non sono mancate le suite arredate per l'occasione dai più famosi stilisti al mondo: Versace ha interamente addobbato a suo gusto una delle camere del lussuoso hotel francese, con i suoi impeccabili oggetti baroccheggianti, prediligendo la sala da bagno (toilette sarebbe limitativo) per mettere in esposizione le sue scarpe, che già dai tacchi risultano immettibili. Sandali altissimi e tempestati di strass appoggiati su altrettanti lussuosi componenti da bagno. Prezzo? Solo su richiesta. Oltre a Versace, non potevano mancare Valentino, Louis Vitton, Armani, Dolce & Gabbana, tanto per citarne solo una parte. Alcuni di questi creatori di moda hanno, però, preferito alla suite il loro Yact: Dolce & Gabbana, per esempio, per "garantire" la riservatezza dei loro ospiti-amici hanno optato per il loro stratosferico natante ormaggiato, "timidamente" in rada, ma ovviamente, di fronte alla Crosiette, appena al fianco (senza però crearsi fastidio a vicenda) al panfilo di Roberto Cavalli.
   

Gli stilisti a Cannes fanno a gara per abbigliare gli ospiti illustri: è proprio vero che vale di più una foto di una star agghinadata sull Montée de Marches e pubblicata in tutto il mondo del clamore suscitato da una sfilata. Gli stilisti fanno anche di più: creano appositamente, per Cannes. Roberto Cavalli (quello del panfilo) ha disegnato una borsa in 10 esemplari - la Apple - da regalare alle sue amiche del grande schermo. Karl Lagarfield ha invece, disegnato per la maison Chanel (la stessa che veste Carolina di Monaco) una borsa con 334 diamanti, dandole l'esotico nome di Alligator Diamond Bag. Noi, "povere" donne di solito, facciamo fatica a farcene regalare 1 solo dal nostro amato, Chanel ne incastona 334 (!) in una borsa ma…Niente paura, la Alligator è stata messa all'asta e il ricavato devoluto all'American Foundation for Aids Research, di cui la cantante Madonna ne è stata la testimone ufficiale, durante il festival.
Anche questo è Cannes: si cari lettori, gli ultramiliardari protagonisti del festival, in fondo in fondo, sono anche "buoni". A parte queste divagazioni, che fanno sognare (e, alle volte serve) Cannes è e rimarrà il festival internazionale del cinema. La prima edizione risale alla fine degli anni 30, periodo in cui il ministro francese della pubblica istruzione e delle belle arti propose la creazione di un festival del cinema che fosse lontano dalle ingerenze naziaste e fasciste. Ma, nella storia, è considerata "prima edizione" quella del 1946, in quanto la precedente, organizzata per il settembre 1939 fu sospesa a causa della dichiarazione di guerra della francia e Regno unito alla Germania. Dal 1946 solo tre volte il festival fu interrotto: nel 1948 e nel 1950, per motivi di bilancio e nel 1968, in quanto giuria e organizzatori decisero di unirsi allo sciopero in corso di operai e studenti. All'infuori di queste date Cannes, è sempre puntuale ogni anno, a maggio e noi siamo sempre, altrettanto puntuali di fronte al fascino delle sue immagini. Quest'anno, poi, dopo l'eclusione dell'Italia nella scorsa edizione, ci siamo presi la rivincita: il Grand Prix è andato a "Gomorra", film di Matteo Garrone, il Premio della giuria al "Divo" di Paolo Sorrentino. Mentre l'ambita Palma d'oro è toccata al film "Entre le murs" di Laurent Cantet. "Gomorra" tratto dall'omonimo romanzo di Roberto Saviano parla di un mondo apparentemente, lontano dalla realtà, ma talmente radicato da divenire una "realtà" esso stesso. Il film è rappresentato come il lungo viaggio dalla nascita alla morte. Le merci arrivano al porto di Napoli vive, nuove, pronte per essere vendute sul mercato parallelo della criminalità: borse, accessori, occhiali. Tutto "fresco" appena nato e delle forme più svariate. Ma al porto di Napoli approdano contemporaneamente, anche altre merci "morte": da tutta Italia e da mezza Europa arrivano scorie chimiche, morchie tossiche, fanghi addirittura scheletri umani. Tutto riversato nel terreno su cui, inesorabilmente, vengono costruite, nel pieno rispetto dell'abusivismo le ville hollywoodiane dei boss camorristi, come fossero un vessillo della criminalità capace di fragare lo stato. Ville che rappresentano il giro di affari della camorra, gli utili che questo mercato porta ai suoi "imprenditori" che hanno valori quali potere soldi, ma soprattutto sangue. Le ville diventano non solo il simbolo del raggiunto potere, grazie al denaro e al sangue, ma testimoniano le "utopie farneticanti" che caratterizzano le mentalità dei boss camorristi. Boss anch'essi presenti a Cannes, tanto da costringere lo scrittore Roberto Saviano ad arrivare sotto scorta, senza percorrere la passerella rossa. Cari lettori anche questo e Cannes. Il lusso ostentato, per un attimo è diventato impotente: la camorra è arrivata anche a Cannes e l'ha avuta vinta sul mondo intero. L'altro film italiano, parte della doppietta vincente è stato "Il Divo" di Sorrentino, una pellicola sulla vita del Senatore Andreotti, che in sala per l'anteprima ha sbottato ritenendolo "Maligno, cattivo, una mascalzonata". Come è ben capibile, dalla reazione, poco consueta del nostro Senatore a vita, il film è lontano da essere un elogio alla persona di Andreotti, che non è ammirata nemmeno come statista. Ma quello che lo fa arrabbiare di più sono le sottili insinuazioni sul ruolo tenuto dal "Divo" nella vicenda di Aldo Moro, lasciando immaginare a qualcosa di diverso dalle sole Brigate Rosse. Un festival, quindi, quello del 2008 che "parla italiano" ma che, purtroppo, nonostante il pregio di pellicole costruite su tematiche importanti e di grande attualità, grida al mondo, con un linguaggio, internazionale, ciò che in Italia abbiamo di "brutto". L'illusione di grandi stilisti e di grandi creatori di moda, non è sufficiente forse, a distogliere l'attenzione del mondo sui problemi della nostra Italia: nemmeno il cinema è riuscito a sfatare il "mito" italiani spaghetti e mafia...un successo troppo scontato, o un successo troppo annunciato?.....


Silvia Vimercate

 
           
           

 

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