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Cannes. Da poche ore è calato il sipario sulla
61° edizione del Festival internazionale del film di Cannes,
durata dal 14 al 25 maggio 2008. Come sempre, un'iniziativa di
grande prestigio, che oramai da trent'anni, si svolge puntualmente,
ogni mese di maggio, nella fastosa ed elegante cittadina del
sud della Francia, che per undici giorni si trasforma nel crocevia
di innumerevoli star più o meno famose e nominate, che
fanno bella mostra sulla caratteristica "passerella scarlatta",
vero simulacro della manifestazione. Il red carpet, che appare
come una lunghissima camminata fino al Palazzo del cinema, in
realtà è molto corto, ma, frutto dell'instancabile
e meticoloso lavoro di intere settimane. Squadre di instancabili
operai, pongono l'anonima firma su quello che è il vero
elemento caratteristico del festival di Cannes: la passerella,
con il tappeto rosso, per cui artisti da tutto il mondo fanno
a spallate per aggiudicarsela. La città di Cannes, "fronte
sul Mediterraneo" come la chiamava Jean Cocteau in questi
pochi giorni, ospita oltre 4000 giornalisti e quasi 1600 "media-
companies" e il suo festival è uno dei più
seguiti al mondo insieme alla Notte degli Oscar e al festival
di Venezia. Ma perché Cannes suscita sempre così
tanto interesse? Il Festival di Cannes attira frotte di vip da
ogni parte del mondo, perché assicura, da che esiste,
un'incredibile affluenza di media da tutte le parti del globo,
aggiungendo notorietà a notorietà, vanità
a vanità. In questi pochi giorni abiti, gioielli, attrici,
attori hanno il loro vero "momento di gloria". Su quella
passerella, lunga o corta che sia, diventano "protagonisti"
della nostra quotidianità. Rappresentanti di una vita
"diversa ", così lontana dalla normalità,
così invidiabile da trasformare il festival del cinema
in festival della vanità.
La passerella rossa è una tentazione troppo forte per
farsela sfuggire: attori che arrivano da tutto il mondo più
belli che mai. E dove, se non a Cannes possono sfoggiare le loro
mogli - magari con pancione in vista - o i loro fisici torniti
e scultorei? Attrici, più o meno affascinanti e più
o meno belle, su quella passerella diventano Bellissime. Fasciate
in abiti irraggiungibili. Adornate con gioielli da favola. Truccate
nel minimo dettaglio, tanto da sembrare "dee". Nulla
a Cannes è lasciato al caso, dall'organizzazione della
passerella, al trucco, alle luci. Tutto è calcolato nel
minimo dettaglio, nessuno può permettersi errori. Qualsiasi
gaffes sarebbe globale. Cannes diventa per per 11 giorni la concretizzazione
della tanto ambita e discussa "globalizzazione". Cannes
è il festival del lusso sfrenato, della bellezza ostentata,
che ogni donna vorrebbe possedere: denti bianchissimi illuminano
i sorrisi soddisfatti delle "Signore del cinema" che
nemmeno tentato di celare la loro vanità per essere immortalate
sulla Montée de Marche. Infatti, cari lettori, se ci riflettiamo
al Festival di Venezia vediamo approdare i vip in laguna sulle
caratteristiche gondole, un po' impacciati e troppo impegnati
a prestare attenzione a non fare un bagno fuori programma. Durante
la notte degli Oscar, l'attenzione del mondo è rivolta
alla tanto ambita statuetta e non a chi la porta tra le mani.
A Cannes invece, il cinema, in alcuni momenti passa in secondo
ordine lasciando spazio al gossip, alla moda, al fashion, al
lusso. Pochi sanno che molti produttori scelgono questa occasione
per lanciare le loro ultime realizzazioni e per vendere i diritti
ai vari distributori che arrivano da tutto il mondo. Siamo tutti
troppo impegnati a vedere l'operato degli stilisti e dei designers
di gioielli. Quest'anno uno degli sponsor più importanti
dell'avvenimento cinematografico francese è stato Chopard:
marchio storico di alta gioielleria permessa a pochi eletti.
Fino a undici anni fa Chopard prenotava solo 5 camere, oggi ne
ha prenotate 800 (!): ovviamente, presso il famoso Hotel Martinez,
nella cui hall cinema e moda raggiungono il perfetto connubio.
Anche quest'anno non sono mancate le suite arredate per l'occasione
dai più famosi stilisti al mondo: Versace ha interamente
addobbato a suo gusto una delle camere del lussuoso hotel francese,
con i suoi impeccabili oggetti baroccheggianti, prediligendo
la sala da bagno (toilette sarebbe limitativo) per mettere in
esposizione le sue scarpe, che già dai tacchi risultano
immettibili. Sandali altissimi e tempestati di strass appoggiati
su altrettanti lussuosi componenti da bagno. Prezzo? Solo su
richiesta. Oltre a Versace, non potevano mancare Valentino, Louis
Vitton, Armani, Dolce & Gabbana, tanto per citarne solo una
parte. Alcuni di questi creatori di moda hanno, però,
preferito alla suite il loro Yact: Dolce & Gabbana, per esempio,
per "garantire" la riservatezza dei loro ospiti-amici
hanno optato per il loro stratosferico natante ormaggiato, "timidamente"
in rada, ma ovviamente, di fronte alla Crosiette, appena al fianco
(senza però crearsi fastidio a vicenda) al panfilo di
Roberto Cavalli. |
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Gli stilisti a Cannes fanno a
gara per abbigliare gli ospiti illustri: è proprio vero
che vale di più una foto di una star agghinadata sull
Montée de Marches e pubblicata in tutto il mondo del clamore
suscitato da una sfilata. Gli stilisti fanno anche di più:
creano appositamente, per Cannes. Roberto Cavalli (quello del
panfilo) ha disegnato una borsa in 10 esemplari - la Apple -
da regalare alle sue amiche del grande schermo. Karl Lagarfield
ha invece, disegnato per la maison Chanel (la stessa che veste
Carolina di Monaco) una borsa con 334 diamanti, dandole l'esotico
nome di Alligator Diamond Bag. Noi, "povere" donne
di solito, facciamo fatica a farcene regalare 1 solo dal nostro
amato, Chanel ne incastona 334 (!) in una borsa ma
Niente
paura, la Alligator è stata messa all'asta e il ricavato
devoluto all'American Foundation for Aids Research, di cui la
cantante Madonna ne è stata la testimone ufficiale, durante
il festival.
Anche questo è Cannes: si cari lettori, gli ultramiliardari
protagonisti del festival, in fondo in fondo, sono anche "buoni".
A parte queste divagazioni, che fanno sognare (e, alle volte
serve) Cannes è e rimarrà il festival internazionale
del cinema. La prima edizione risale alla fine degli anni 30,
periodo in cui il ministro francese della pubblica istruzione
e delle belle arti propose la creazione di un festival del cinema
che fosse lontano dalle ingerenze naziaste e fasciste. Ma, nella
storia, è considerata "prima edizione" quella
del 1946, in quanto la precedente, organizzata per il settembre
1939 fu sospesa a causa della dichiarazione di guerra della francia
e Regno unito alla Germania. Dal 1946 solo tre volte il festival
fu interrotto: nel 1948 e nel 1950, per motivi di bilancio e
nel 1968, in quanto giuria e organizzatori decisero di unirsi
allo sciopero in corso di operai e studenti. All'infuori di queste
date Cannes, è sempre puntuale ogni anno, a maggio e noi
siamo sempre, altrettanto puntuali di fronte al fascino delle
sue immagini. Quest'anno, poi, dopo l'eclusione dell'Italia nella
scorsa edizione, ci siamo presi la rivincita: il Grand Prix è
andato a "Gomorra", film di Matteo Garrone, il Premio
della giuria al "Divo" di Paolo Sorrentino. Mentre
l'ambita Palma d'oro è toccata al film "Entre le
murs" di Laurent Cantet. "Gomorra" tratto dall'omonimo
romanzo di Roberto Saviano parla di un mondo apparentemente,
lontano dalla realtà, ma talmente radicato da divenire
una "realtà" esso stesso. Il film è rappresentato
come il lungo viaggio dalla nascita alla morte. Le merci arrivano
al porto di Napoli vive, nuove, pronte per essere vendute sul
mercato parallelo della criminalità: borse, accessori,
occhiali. Tutto "fresco" appena nato e delle forme
più svariate. Ma al porto di Napoli approdano contemporaneamente,
anche altre merci "morte": da tutta Italia e da mezza
Europa arrivano scorie chimiche, morchie tossiche, fanghi addirittura
scheletri umani. Tutto riversato nel terreno su cui, inesorabilmente,
vengono costruite, nel pieno rispetto dell'abusivismo le ville
hollywoodiane dei boss camorristi, come fossero un vessillo della
criminalità capace di fragare lo stato. Ville che rappresentano
il giro di affari della camorra, gli utili che questo mercato
porta ai suoi "imprenditori" che hanno valori quali
potere soldi, ma soprattutto sangue. Le ville diventano non solo
il simbolo del raggiunto potere, grazie al denaro e al sangue,
ma testimoniano le "utopie farneticanti" che caratterizzano
le mentalità dei boss camorristi. Boss anch'essi presenti
a Cannes, tanto da costringere lo scrittore Roberto Saviano ad
arrivare sotto scorta, senza percorrere la passerella rossa.
Cari lettori anche questo e Cannes. Il lusso ostentato, per un
attimo è diventato impotente: la camorra è arrivata
anche a Cannes e l'ha avuta vinta sul mondo intero. L'altro film
italiano, parte della doppietta vincente è stato "Il
Divo" di Sorrentino, una pellicola sulla vita del Senatore
Andreotti, che in sala per l'anteprima ha sbottato ritenendolo
"Maligno, cattivo, una mascalzonata". Come è
ben capibile, dalla reazione, poco consueta del nostro Senatore
a vita, il film è lontano da essere un elogio alla persona
di Andreotti, che non è ammirata nemmeno come statista.
Ma quello che lo fa arrabbiare di più sono le sottili
insinuazioni sul ruolo tenuto dal "Divo" nella vicenda
di Aldo Moro, lasciando immaginare a qualcosa di diverso dalle
sole Brigate Rosse. Un festival, quindi, quello del 2008 che
"parla italiano" ma che, purtroppo, nonostante il pregio
di pellicole costruite su tematiche importanti e di grande attualità,
grida al mondo, con un linguaggio, internazionale, ciò
che in Italia abbiamo di "brutto". L'illusione di grandi
stilisti e di grandi creatori di moda, non è sufficiente
forse, a distogliere l'attenzione del mondo sui problemi della
nostra Italia: nemmeno il cinema è riuscito a sfatare
il "mito" italiani spaghetti e mafia...un successo
troppo scontato, o un successo troppo annunciato?.....
Silvia Vimercate
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